(An)alfabetizzazione informatica della sanità

2007. Dicono che in Italia si spende troppo per la sanità, c’è troppo traffico e c’è troppo inquinamento.

Ho fatto un esame medico in ottobre. Gli esiti erano da ritirare di persona – o da un delegato – allo stesso ospedale (in piena città – lavoro fuori città) solo tra le 10 e le 12 del mattino, e al di fuori di quell’orario, girando per l’ospedale non ho trovato nessuno che mi desse anche solo un chiarimento.

E’ passato un po’ di tempo. Telefono. Ambulatorio chiuso per le ferie natalizie, “Richiami dall’8 di gennaio”, ecc.

Richiamo. Alla quarta telefonata mi passano finalmente una persona che mi dà gentilmente qualche spiegazione. Essendo passato molto tempo l’esito è stato archiviato negli scatoloni: dovrei rivolgermi all’addetta all’archivio, e per recuperarlo ci vuole un bel po’, per cui farei prima a rifare l’esame.

Ho una scadenza, per cui rifarò l’esame. Tornerò in macchina in ospedale a farlo, e dopo qualche giorno mi prenderò ancora un paio d’ore di permesso per tornare in macchina a ritirare l’esito. Del resto, in questi ultimi mesi, tra me, moglie e figli, abbiamo ritirato sette o otto esiti. Poi l’addetta all’archivio lo sistemerà nello scatolone giusto.

2007. Posso acquistare su Internet quello che voglio, quando voglio. Un’email in pochi secondi arriva in qualunque parte del mondo. E’ normale gestire conti bancari e ogni tipo di transazione online. Per ritirare l’esito di un esame però bisogna andare di persona, tra le 10 e le 12, in ospedale. E gli esiti vengono archiviati in scatoloni.

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